Archive for the 'Appunti d'un Viaggio Infinito' Category

Sergio Ortu, prefazione ad ”Appunti di un viaggio infinito”

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

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Un ragazzo che racconta giorno dopo giorno il suo cammino nel diventare uomo, un “viaggio infinito”. Cammino fatto di episodi, occasioni e profumi - ”Odore di ginestra” -, ma soprattutto di amici, familiari e ambienti che lo hanno visto crescere e diventare Pietro Paschino; ne traspare un ragazzo sensibile, sobrio e ottimista, che ricorda un po’ l’immortale Pascoli della sindrome del nido e del fanciullino. Pietro si dimostra molto legato al suo passato -”Mi mancano quei giorni” -, ma allo stesso tempo al presente, capace di esaltarlo nella sua semplicità con descrizioni attente e fedeli su quello che può essere il soffiare del vento, il volo egli uccelli, lo spostamento del mare, segno tangibile della ricerca della libertà, arricchite dalle sensazioni legate ai ricordi, ai sogni, alle fantasie, per così dire, di una vita normale, ma vissuta a pieno, dove ogni giorno non è passato mai per caso, ma è stato assaporato e portato con sé in un ricordo, un insegnamento. Il tutto scandito dal tempo che avanza - ”Ho speso già vent’anni” -, dal susseguirsi del giorno e della notte, del sole e la luna; l’arrivo dell’’estate e la sua fine, con un ricordo che ogni tanto bussa alla finestra e aspetta solo di essere raccontato, bello o brutto che sia.
Pietro è un ragazzo semplice che vive una vita semplice, ma che sa raccontare e rendere interessante, piena di sfumature, da leggere tutta d’un fiato.

Coinvolgente tanto che ti aspetti di essere citato- ”Auguri per il compleanno di un amico” -, tanto sono familiari questi ambienti, queste vicende, questa avventura che è la vita. In questa seconda raccolta si nota come i sentimenti, i ragionamenti, nonché lo stile e il linguaggio siano più complessi e maturi, caratterizzati da una maggiore autorevolezza stilistica, a dimostrazione di una più grande consapevolezza nel suo lavoro e nelle sue capacità.

Valerio Faedda, prefazione ad “Appunti di un viaggio infinito”

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

“La poesia è un buon modo per ricordare le cose che non vorrei si perdessero, e forse anche per nasconderle, perché di alcune cose solo io conosco il vero significato”.

È quindi questa la poesia per Pietro Paschino, una compagna, una compagna di un “viaggio infinito”, come d’altra parte ci suggerisce il titolo della sua seconda raccolta.
Nel suo ultimo libro l’autore esibisce una grande limpidità di scrittura, e lascia al lettore una grande libertà di interpretazione, senza però tralasciare il vero significato che egli vuole comunicare.
La maturazione dalla prima raccolta è evidente, pur conservando la stessa scorrevolezza.
Si intravede, nella raccolta, un velo di tristezza, di nostalgia per la nonna scomparsa, dato presumibilmente dal bene immenso e dalla gratitudine nei suoi confronti.
Il valore di questa raccolta risiede nel valore dei pensieri di Pietro, che qualcuno potrebbe finire per confondere con pensieri perbenisti, ma tutt’altro; mi limiterei a dire più semplicemente che questi pensieri, o valori in qualunque modo li si voglia chiamare, esprimono la saggezza, la chiarezza e l’ingenuità che il nostro mondo moderno ha perso da un pezzo.
Si può dire che dentro di lui sono racchiuse tante, forse troppe, qualità e sfumature e contrapposizioni e risorse, che non ci permettono di esplorare fino in fondo il suo mondo. Possiamo però affermare con certezza che il Pietro bambino è cresciuto, ed è finalmente diventato qualcuno.
Ed essere qualcuno è più grande di qualsiasi altra cosa; nonostante il termine generalizzante essere qualcuno significa diventare ed essere se stessi.
Ecco quindi l’esempio lampante di quanto la poesia sia la migliore amica dell’uomo, un qualcosa con cui crescere e confrontarsi, ed è questo che Pietro ha fatto, sviluppando un efficace senso di grandezza del suo “Io”.

ECLISSE

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Sassari 10 gennaio 2001

Nella mia mente ora
sei solo un ricordo oscurato
come la luna di ieri sera.
E questo tuo nome
sulla mia agenda
è quasi uno dei tanti.

ALL’ORIZZONTE

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Sassari 15 gennaio 2001

La mia forza
è nella fragilit?
di una donna
che in un sorriso
o uno sguardo sottile
riesce a
farmi innamorare.
Se sapessi leggere
i rumori
o i pensieri
come fanno i ciechi
per vivere
sarei forse nel giusto,
o vicino.
Il mio radar
è meno efficace.
Mi ritroverò nel vento
e nel cielo
in una nuvola
sola
tra mille.
Come sempre.

OCCASIONI

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Porto Torres 17 gennaio 2001

Il giorno in più
che avrò domani
sarà anche uno in meno.
Vorrei poter dire
alla fine
d’aver visto anch’io
il mondo
come il gheppio,
quando fa
lo spirito santo.

VENTI

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Porto Torres 18 gennaio 2001

Mi sono arreso
stamattina
all’evidenza del mio
imbarazzo verso il sole.
Potrei andare avanti
secoli, per vedermi
finalmente
in un suo raggio.
Sono questi vent’anni
che mi hanno raggiunto
che me lo lasciano
credere o sperare.
Cos’altro se non
questa stessa vita
mi darà la normalità cercata?

Non sembra molto diverso,
forse
agli occhi altrui
più responsabilità.
Spero di non cambiare mai,
o in meglio,
se devo.
Come se fossi sempre
un bambino.

UNA MADRE

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Porto Torres 19 gennaio 2001

Ricordo d’oggi
le otto e trenta
due anni fa.
Come un sogno.
Le donne che
con la faccia sbiadita
mi passavano
urlando di fronte.
Ed io,
mi vedo anch’io.
Il loro stesso volto.
E gli occhi,
fissi alle pareti,
grigie come il cielo.

VALZER

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Porto Torres 21 gennaio 2001

In un fuoco di paglia
ho rivisto una storia,
e tante,
che ho vissuto.
In un minuto
dieci vite,
in un momento
la mia.
Come questa poesia,
e le note d’un valzer,
che accompagnano una vita,
o una storia che muore.

ETERNITA’

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Sassari 26 gennaio 2001

In un sogno
o due
ho ripercorso
qualche momento d’infanzia.
A casa mia,
in via Cavour,
ricordo qualcosa
delle preghiere
che le nonne
ci facevano recitare
prima del sonno.

Tutto finì
con la scoperta della morte.

Esisterà Dio?

CASA MIA

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Porto Torres 27 gennaio 2001

Qualunque cosa da bambino
mi incantava.
Sulla poltroncina beige
che rubavo
a mia sorella
mi sentivo
il padrone del mondo.
Mia madre per rabbonirmi
mi raccontava
le fiabe dei Quindici.

Non mi chiesi mai
perché il grillo
volesse sposare la formica.

Ma perché non ci riuscisse sì.
E mi risposi,
ma non ricordo.

Forse eran troppo diversi.