Unexpected meetings in Ski, Norway.


La giornata piovosa non ha consentito di girare per i due paesini, per cui, ormai che c’ero, ho fatto un giro per gli immensi centri commerciali, dove mi sono perso qualche volta, ho pranzato, e ho ovviamente fatto acquisti.
Alla cassa del supermercato, quando il cassiere mi ha parlato in norvegese ed io ho risposto in inglese, mi ha chiesto di dove fossi.
– Italy – gli ho risposto.
– Italia? Una vita che non parlo con un altro italiano! Aspettami fuori un momento!

E così, come se fosse la cosa più naturale del mondo, ha chiuso la cassa e siamo andati a prendere un caffè.
Per (il suo nome, che, incredibile coincidenza, è Pietro nella sua lingua nativa), è Norvegese di adozione da ormai dieci anni, ma Svedese di nascita e da parte di padre, Italiano da parte di madre e romano di crescita, fino a quando i genitori non si sono spostati per seguire il lavoro del padre. Mi dice che è davvero un mondo a parte, la Norvegia, e che moltissimi Svedesi stanno emigrando per lavorare qui. Ma non tutto è rosa come sembra, perchè è vero che lui guadagna più del doppio rispetto a quanto guadagava in Svezia per fare lo stesso lavoro, ma spende molto di più per vivere. Insomma, arriva tranquillo a fine mese ma non è che gliene restino tanti, di soldini in tasca.
Parliamo un po’ della situazione in Italia, di come io sia finito qui, del caffè terribile che stiamo bevendo e che è stata davvero una bella cosa incontrarsi. Sì penso, lo è stata.
Vado per pagare alla cassa, ma lui fa un cenno con la testa e la cassiera mi dice che no, non posso pagare, offre Per.
Ci salutiamo con almeno venti secondi di stretta di mano, come se fossimo amici da una vita. E forse, per quei dieci minuti passati insieme, lo siamo stati davvero.

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