Sogni.

 

Luis Miguel – Ragazzi di oggi. Non mi ricordo se a casa c’era il 45 giri, o se la davano talmente tanto alla radio che l’avevo imparata, ma ho un ricordo ben nitido di questa canzone: io che la canto in spiaggia, a Porto Torres, facendo una gara con un altro bambino, Alberto, che invece cantava Rose Rosse, di Massimo Ranieri.

Aveva vinto lui, e di brutto, visto che io ero stonato come una campana, e in verità non sapevo nemmeno tutte le strofe.Era l’85, o l’86, non ha granchè importanza. Il fatto è che questa è una di quelle cose che rendono gli anni ’80 davvero "miei", al di fuori di tutte quelle cose che si possono invece condividere con tutti gli altri fortunati che hanno attraversato quel decennio ad un’età abbastanza buona per ricordarselo.

Così sarebbe facile mettersi ad elencare tutte le cose belle ormai andate perdute: i giochini che si vincevano con le merendine Mulino Bianco, i cartoni animati che erano veri cartoni animati, la pizza che si andava a mangiare solo una volta ogni tanto ed era sempre buonissima e sempre troppo grande (eh si, anche per me), le mie nonne a casa che sembravano due statue, sedute sul terrazzo in silenzio, e sempre vestite di nero, che bisogna portare il lutto, che non sta bene la roba colorata.

All’epoca il social network era il cortile del palazzo, o la campagna dietro casa una volta che ci trasferimmo, e credo che più o meno tutti quelli della mia generazione (sto parlando come un vecchio, vero?) si possano riconoscere in queste cose.

Gli sms li mandavamo a scuola, con i bigliettini di carta strappata dal quaderno di matematica e le risposte da segnare con la crocetta, e le lettere erano lettere vere, e non emails.Una volta scrissi a Tiziana, la mia compagna di classe figlia della maestra, che mi piaceva molto, dicendole che ero proprio molto innamorato di lei, e che volevo sposarla, o cose del genere. Lei mi rispose a voce che no, non era dello stesso parere, e che poi lei era la figlia della Maestra e io invece no (differenze sociali insormontabili, a quanto pare). Insomma, non era andata esattamente come volevo io, ma, ripensandoci, è andata sicuramente meglio di come sarebbe potuta andare, e di come magari è andata a qualche bambino degli anni 2000, facendo il tutto per sms.

Eravamo vivi.

Ed erano vivi soprattutto i sogni che facevamo, e il nostro futuro. Ogni tanto mi viene da pensare che i tanti amici che ho di quell’epoca si siano dimenticati di quegli anni, e dei sogni che inseguivamo.

C’era Daniele che voleva fare il calciatore, e invece poi, dopo aver fatto tanti provini s’è fermato all’Eccellenza, che comunque non è male come risultato, e per quanto ne sappia ora fa il ragioniere (ma aveva fatto un concorso per diventare impiegato in BNL, magari è riuscito ad entrare).

C’era Antonello che, se non ricordo male, voleva andare a vivere in Brasile perchè era un fan di Ayrton Senna, e sognava di incontrarlo, che ora fa il meccanico in un’officina a Sassari, e se la cava anche piuttosto bene.

C’era Tiziana che voleva fare la modella, perchè era bionda ed era bellissima (oh, lo dicevamo anche noi compagni di classe eh), e di lei non ho più saputo niente dopo la terza elementare, ma non mi pare di averne mai letto sui giornali.

Alberto, che voleva fare il cantante, lo fa davvero. Canta con un gruppo di suoi amici, e a livello locale e per un particolare tipo di pubblico (fanno qualcosa tipo metal o giù di lì, Rose Rosse è stato soltanto un trampolino di lancio) riscuotono anche un discreto successo.

C’erano tanti altri sogni per cui, chi più e chi meno, abbiamo lottato per portarli avanti, e se li abbiamo perduti per strada, è stato anche per colpa di chi non ci ha permesso di crederci fino in fondo.

Io sognavo di fare il veterinario, sin da bambino. Ho avuto dei tentennamenti e dei ritardi enormi, ma non ho mai smesso di provarci.

  

Sono un bambino degli anni ’80, uno di quelli nati quando, ai propri sogni, ci si credeva.

One thought on “Sogni.

  1. Ciao Pasco :) Ti seguo da tempi immemorabili, quando nokia spopolava e il tuo sito era IL riferimento..
    E ho continuato a farlo leggendo le tue poesie, le tue riflessioni..

    Che belle le tue parole…
    Mi sento esattamente come te, anche se essendo nato nell’85, i primi ricordi li ho legati alla fine di quel decennio..
    Una gioventù di sognatori. Sogni per i quali, come te, sto continuando a lottare e vivere nonostante le avversità che questo mondo, dicendolo con le tue parole, talvolta non ci permette di crederci fino in fondo.
    Volevo mandarti un grande abbraccio, seppur virtuale, legato ad una specie di affinità che sento di avere con te

    Tante cose buone, che i tuoi sogni possano realizzarsi

    Andrea

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