In pace col mondo.

Da quando ho ripreso a correre faccio ogni giorno un po’ di strada in più, oppure abbasso di qualche secondo il tempo sul giro, e ad ogni miglioramento il morale, ovviamente, sale. Oggi, al terzo o al quarto giro, mi si è affiancato un signore che non conosco di forse cinquant’anni, brizzolato, con la tuta nera simile alla mia e delle scarpe Asics bianche con il simbolo blu. Senza dire una parola, abbiamo corso insieme per poco più di due giri, circa quattro chilometri. Sulla salita andavamo pari pari, mentre sul piano e sulla discesa avrei potuto staccarlo di qualche metro, ma ogni volta che mi veniva in mente di poter essere più veloce di lui rallentavo un po’ il passo e ci rimettevamo uno accanto all’altro. Ciascuno seguiva il passo dell’altro, e respiravamo all’unisono. Non ci siamo mai guardati in faccia, fino a che lui si è staccato, superandomi e andando verso l’uscita del percorso. Mentre si allontanava ho alzato lo sguardo, lui ha sollevato il braccio e ha fatto il segno dell’OK col pollice, si è girato e ci siamo scambiati un sorriso. Ciascuno poi ha proseguito la sua piccola grande corsa. È una cosa che secondo me vale più dei 15 secondi in meno per km a cui aspiravo. Fa sentire, secondo me, in pace col mondo, o almeno con quella parte di mondo in cui ciascuno di noi vive.

 

 

 

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