Archive for the 'Come Ulisse (Storie da una Vita Comune)' Category

Agostino Brianda, prefazione a “Come Ulisse”

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

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A me piace molto “Vivere”, scritta nel maggio del 2000. Tre strofe discendenti, lineari, del “tranquillo vivere diverso”. E poi l’ultimo distico: un invito chiaro, esplicito, solare ad andare avanti, a cercare. Non proporre la soluzione, forse non esiste. Ma la strada è segnata, illuminata dalla consapevolezza di essere uomini, con tutti i limiti, le difficoltà, le incertezze. Ma uomini, che “cercano ancora, avanti, sempre”.
Ecco, queste poesie, e a mio avviso “Vivere” è una delle più significative, fanno emergere con forza la visione di un’esistenza importante, forte, ben radicata. Un’esistenza normale, cioè. E normale è evidentemente un aggettivo usato in antitesi a banale, scontato, misero. Il sottotitolo della raccolta (Storie da una vita comune) ci fa immediatamente capire come il taglio dei versi sia sereno e pacato. Mai una parola fuori posto, un accento di ira o un sentimento di disperazione.
Colpisce, nella raccolta, la forza ed il radicamento dei punti di riferimento dell’autore: la famiglia, l’amicizia, l’amore. E allora ecco dipanarsi tutta una serie di figure familiari, di circostanze sia piacevoli che sofferenti. La nonna, scomparsa il giorno dopo i diciotto anni; la sua casa, il negozio: “Quel posto / Non c’è più / Ma esiste ancora”. L’affetto che travalica l’uomo e che la poesia riesce a far diventare eterno, modello esso stesso di affetto. Il capire di non poter fare a meno di quelle persone che hanno costituito in qualche modo una parte della propria vita. E il gusto per le piccole cose, i gesti quotidiani, gli incontri più semplici: “Roma è magia / Oggi pioveva / Ma nessuno / Ci badava”: è facile capire i sentimenti e le emozioni provate dall’autore nel vedere a Roma Ostiense tre vecchietti giocare a carte incuranti della pioggia. Certo non la Roma scintillante delle vetrine del centro e dei palazzi del potere: lì troppa luce, ma fasulla. Qui, a Roma Ostiense, una luce meno potente ma vera, che riesce ad illuminare, nonostante la pioggia o proprio per la pioggia, il nostro cuore.
La raccolta va letta senza fermarsi, proprio per non perdere quell’atmosfera magica che sin dal primo verso viene fuori con eleganza stilistica e forte significato. Alcune poesie ti fanno star male, tutte ti coinvolgono, nessuna ti lascia indifferente.
I riferimenti letterari corrono immediatamente e Giuseppe Ungaretti e al suo naufragare. Ulisse, così come ci avverte il titolo, è ancora una volta il modello di uomo, appunto sempre alla ricerca di qualcosa. Mille naufragi; ma il naufragare, ed è facile ricordare il poeta recanatese, è dolce, e nel mare della vita non sempre ogni naufragio è devastante, mortale. Spesso è rigenerativo. Ci si rende conto che “Tuona / Da un po’”. L’esistenza dell’uomo è questa.

Pietro Paschino ha stretto un patto, un vincolo, un foedus con ciò che ha di più caro: la vita.

RONDINI

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Porto Torres maggio 1998

Le rondini
eleganti
vanno per il cielo
meravigliando
con il loro canto
gli uomini
che da sotto
invidiosi
le guardano.

APPUNTI DI VIAGGIO

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Chilivani 29 ottobre 1998

Questi monti
Sembrano anziani severi
Zittiti dal grido
Feroce del treno.

NATALE

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Porto Torres dicembre 1998

Natale, gli scambi
Di doni,
Le campane
Che suonano,
I credenti che festeggiano
La nascita
Di Dio,
Le famiglie riunite,
I canti di gioia,
La carità ai poveri,
L’ipocrisia di chi dona
Solo per avere,
La speranza
Di chi non ha
Neanche un posto
Per dormire.
Illusioni di milioni
Di bambini
Che portano
In se stessi
Il seme del
Prossimo futuro.

Questo è il Natale.

Forse.

PREGHIERA

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Porto Torres dicembre 1998

Fa che sia
Tranquillo
Il mio cammino,
Signore,
In questa strada
Che non
Ha fine,
Se non
La fine,
E guarda
Di lato
Se ti capita
Un pensiero.

Solo
La morte
Oggi
Temo,
Ché il resto
Mi passa
Accanto,
Ma non mi
Sfiora.

Proteggimi tu;
Se puoi.

Se esisti.

FABRIZIO

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Porto Torres 11 gennaio 1999

Nel ricordo
d’un amico
che non ho mai
conosciuto
ma che lo è stato
più di altri.

Per questo oggi
scrivo.

Bocca di rosa
si è assopita.

PASSANTI

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Porto Torres gennaio 1999

Venite passanti
Dal seno scoperto
Cantate del tempo
La noia e la morte
I pensieri traviati
Di infanzie infelici.

Scopritevi nude nel
Grembo del cuore.

Guardate nel cielo
La luna e tacete
Guardate la luna
E tacendo morite.

18 GENNAIO

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Porto Torres 18 gennaio 1999

“Non andrò via oggi.”

Questo mi hai detto
Quando
Pochi minuti fa
Piangendo
Ti stringevo
Le mani.

“Non andrò via oggi,
E’ il tuo compleanno.
Non posso fartelo.”

E con un sorriso
Mi hai guardato
Sperando in uno mio.

Speravo
Che fosse un male
Passeggero, e che
Subito saresti tornata
Come prima.

Perdonami, nonna,
Ora spero che
Te ne vada presto,
Che finisca
La tua tortura.

Ma non oggi.

E’ il mio compleanno oggi.

Non lasciare
Tra gli altri
Anche questo ricordo.

Starò con te stanotte.
Parlami ancora un po’.

NOTTE DI GENNAIO

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Porto Torres nella notte tra il 18 e il 19 gennaio 1999

La morte
Mi dorme accanto stanotte
Mi guarda sorridente
E tende la mano,
Ma non verso me,
La spiga è un’altra,
Il campo non ha più acqua
Per le sue esili radici
La terra è arsa
Da un sole cattivo.

Pregarla non serve, lo so.
Il tempo finisce per tutti.

Ho compiuto diciott’anni oggi,
Ma una parte di me
Se ne va con questa vecchia.

Portala via! Per quanto
Ancora la lascerai soffrire?

***

Mercoledì, Luglio 19th, 2006

Porto Torres 19 gennaio 1999

Urlano già e
Cambiano in pianto
Il loro riso
E un velo
Di mesta tristezza
Invade la casa.
Sale ancora il
Sole nell’azzurro e
Soli ora parlano
I muri.
Le immagini
Hanno perso la
Loro forma e
Gli occhi da soli
Non parleranno più.

Ho cercato invano
Di uscire da
Questa stanza sudata
Di morte,
Ma il suo ricordo
Mi lega al letto.

Mi mancherà
E pensarci ora
E’ come morire
Continuando a vivere.

Passeranno i giorni
E cambierà la stagione
E non potrò certo

Dimenticare
Questi miei diciott’anni

Maledetti quasi
Da una morte beffarda.

Addio vecchia adorata,
Ora ad amarti
Ci penserà qualcun altro.

Gli occhi non piangono
Ma nel cuore ho la morte.
Addio.