Agostino Brianda, prefazione a “Come Ulisse”
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A me piace molto “Vivere”, scritta nel maggio del 2000. Tre strofe discendenti, lineari, del “tranquillo vivere diverso”. E poi l’ultimo distico: un invito chiaro, esplicito, solare ad andare avanti, a cercare. Non proporre la soluzione, forse non esiste. Ma la strada è segnata, illuminata dalla consapevolezza di essere uomini, con tutti i limiti, le difficoltà, le incertezze. Ma uomini, che “cercano ancora, avanti, sempre”.
Ecco, queste poesie, e a mio avviso “Vivere” è una delle più significative, fanno emergere con forza la visione di un’esistenza importante, forte, ben radicata. Un’esistenza normale, cioè. E normale è evidentemente un aggettivo usato in antitesi a banale, scontato, misero. Il sottotitolo della raccolta (Storie da una vita comune) ci fa immediatamente capire come il taglio dei versi sia sereno e pacato. Mai una parola fuori posto, un accento di ira o un sentimento di disperazione.
Colpisce, nella raccolta, la forza ed il radicamento dei punti di riferimento dell’autore: la famiglia, l’amicizia, l’amore. E allora ecco dipanarsi tutta una serie di figure familiari, di circostanze sia piacevoli che sofferenti. La nonna, scomparsa il giorno dopo i diciotto anni; la sua casa, il negozio: “Quel posto / Non c’è più / Ma esiste ancora”. L’affetto che travalica l’uomo e che la poesia riesce a far diventare eterno, modello esso stesso di affetto. Il capire di non poter fare a meno di quelle persone che hanno costituito in qualche modo una parte della propria vita. E il gusto per le piccole cose, i gesti quotidiani, gli incontri più semplici: “Roma è magia / Oggi pioveva / Ma nessuno / Ci badava”: è facile capire i sentimenti e le emozioni provate dall’autore nel vedere a Roma Ostiense tre vecchietti giocare a carte incuranti della pioggia. Certo non la Roma scintillante delle vetrine del centro e dei palazzi del potere: lì troppa luce, ma fasulla. Qui, a Roma Ostiense, una luce meno potente ma vera, che riesce ad illuminare, nonostante la pioggia o proprio per la pioggia, il nostro cuore.
La raccolta va letta senza fermarsi, proprio per non perdere quell’atmosfera magica che sin dal primo verso viene fuori con eleganza stilistica e forte significato. Alcune poesie ti fanno star male, tutte ti coinvolgono, nessuna ti lascia indifferente.
I riferimenti letterari corrono immediatamente e Giuseppe Ungaretti e al suo naufragare. Ulisse, così come ci avverte il titolo, è ancora una volta il modello di uomo, appunto sempre alla ricerca di qualcosa. Mille naufragi; ma il naufragare, ed è facile ricordare il poeta recanatese, è dolce, e nel mare della vita non sempre ogni naufragio è devastante, mortale. Spesso è rigenerativo. Ci si rende conto che “Tuona / Da un po’”. L’esistenza dell’uomo è questa.
Pietro Paschino ha stretto un patto, un vincolo, un foedus con ciò che ha di più caro: la vita.
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